|

|
|
| |
AFFRESCHI |
Gli affreschi del Castello di Masnago sono noti soprattutto per i cicli databili intorno alla metà del 1400, ospitati nella Sala degli Svaghi e nella Sala dei Vizi e delle Virtù. Scoperti nel 1938, costituiscono un complesso decorativo molto articolato, stratificatosi nel corso degli anni. Gli affreschi si collocano nella tradizione del Gotico Internazionale, stile diffuso tra la fine del 300 e la metà del 400 nelle corti di tutta Europa ed in Italia. Di questo clima cortese risente in particolare il ciclo della Sala degli Svaghi, così chiamata perché in essa sono dipinte, calate in un unico ed ininterrotto contesto paesaggistico, immagini raffiguranti i passatempi di corte.
|
|
Momento più alto di tutto il ciclo è l'affresco raffigurante una dama intenta a suonare l'organo portativo, incorniciata da una tenda riccamente damascata, posta in un incantevole luogo naturale, sulla cui cima sventola una bandiera con lo stemma della famiglia Castiglioni.
La scena induce a pensare che si tratti proprio della padrona del luogo, Maria, moglie di Giovanni Castiglioni, che il pittore ritrae stilizzandone i tratti così da rendere difficile una precisa identificazione.
In una scena a fianco si scorge la stessa dama che, cavalcando in compagnia del consorte, il cui profilo è di imperiosa nitidezza, si appresta alla caccia con il falcone. |
|
Di fronte alla dama che suona vi è una vasta porzione di muro sbiadito dove sono presenti tracce di una sinopia d'affresco (l'opera originale è stata strappata ed ora si trova in una collezione privata a Roma) che lascia intravedere la scena di una partita a tarocchi che la stessa dama gioca con le compagne su di una piccola barca a remi. |
|
|
|
Posta al piano nobile, simmetrica rispetto alla Sala degli svaghi, vi è la Sala dei Vizi e delle Virtù, una grandiosa decorazione dalla singolare iconografia di ispirazione filosofica e morale: l'argomento trattato è il “confronto” tra Vizi e Virtù, un argomento allegorico e didascalico, attinto dalla trattatistica medievale.
Curioso e degno di nota, è che il committente abbia voluto attenersi ad una concezione rigorosamente filosofica, secondo cui la virtù è equidistante dai due opposti vizi per eccesso o per difetto; e che d'altro canto abbia, invece, accentuato il carattere allegorico e profano della composizione, dando all'insieme della stessa il carattere di una sfilata di personaggi aristocratici.
|
Tra una colonna e l'altra, aperture inquadrano ciascuna una scena ridotta all'essenziale: sopra un campo erboso fiorito e sotto una trabeazione decorata, poggiano tre figure femminili, fatto abbastanza raro nell'iconografia occidentale dove è piuttosto tipica l'inserzione entro elementi architettonici di una figura singola, che risaltano su di un fondo uniformemente rosso, una tonalità terrosa e calda in luogo di un probabile fondo azzurro originario.
|
|
|
|